Ha senso tornare attivo con i post in questo "contenitore" nel periodo che precede il ritorno a Bologna e coincide con la fine dell'occupazione estiva presso locale avente specialità di birra.
Ho avuto modo di constatare in oltre 2 mesi di permanenza giornaliera in tale posto quanto spesso odio il genere umano, averci a che fare e doverlo anche trattare con i guanti.
Ma si è dimostrata comunque un esperienza utilissima, molto positiva e illuminante.
Adesso ho voglia di fare musica, andarla a sentire, parlare con gente, vedere le strade gremite di persone alle 4 di notte, mettermi la giacca pesante per uscire, tirare su 40 chili di pesi e inzuppare maglie di sudore.
Ultimamente sono peggiorato anche con gli ascolti musicali: un potlatch inerme e inarrestabile di hip hop old school, dub jahtari style, sludge picchiaduro, rare groove africano o asiatico, magma noise, psychobilly cattivo cattivo e chissà cos'altro.
A volte mi chiedo se è un bene sentirsi tutta sta roba insieme, avere così tante influenze giornalmente, settimanalmente e mensilmente parlando. Mi sento spesso preso a pugni in faccia da tutti quei mondi così diversi, da tutti sti background scomodi che sgomitano dentro di me e dentro la mia testa. A volte alcuni travalicano gli altri, ma è comunque questione di qualche ora, prima di rimettersi al suo posto.
La cosa positiva è che non mi sorprendo più così spesso come un tempo. E se lo faccio è perché la materia sonora vale bene il mio stupore. Tutto ciò mi gratifica perché vuol dire che una missione è stata raggiunta: ci sono immerso completamente nel mondo musicale, quasi a 360°. Ho sempre musica intorno a me, in qualsiasi situazione, a qualsiasi ora e riesco a trovare il suono giusto per qualsiasi momento, stato d'animo. Soprattutto con la giusta progressione. Un tempo si chiamavano dj.