ARCHIVE

23/09/10

mezzo vuoto

Realizzare che siamo come degli insetti notturni, attratti da qualche luce sintetica che ci ammalia e ci rende ebeti con la sua luminosità fittizia è sintomo di conati ogni volta.

Ci siamo tuffati nello "stato di minorità" tanto caro al filosofo Kant, ormai è chiaro.

Però è talmente assurdo da pensare che quasi spaventa questa voglia di non accorgersi dell'importanza del corrente momento storico.

Per la prima volta abbiamo a disposizione infinite possibilità di concepire nuove forme di esistenza umana, distaccate dall'auto-immagine che ci è stata imposta, delle etichette limitative con cui ormai siamo abituati a pesare le persone e gli eventi intorno a noi.

Si parla di questioni che interessano tutti potenzialmente, ma di cui pochi si prendono la briga di ponderare e dibattere.

Basta vedere ovunque ci sia la fermentazione dei bacilli del nuovo: esibizioni sonore gestite da artisti che fanno rumore, dicono cose spesso difficilmente concepibili nel più violento e crudo modo possibile; posti in cui la gente fa cose dolorose, autodistruttive, inconcepibili ai più; cinema che mostra la crudezza di un non mondo che si dimostra invece essere un istantanea che spesso neanche raggiunge la realtà che viviamo tutti i giorni.

Se l'arte stessa diventa celebrazione ossessiva di un presente spregevole fatto di esseri spregevoli che banchettano in questo porcile, allora forse vale la pena sentire quei rumori, andare in quei posti, vedere quel cinema.

Anche solo per la curiosità di capire quali evoluzioni sta avendo la specie umana soprattutto in questo ultimo decennio, quali bisogni espressivi si concedono alcuni, quali privazioni necessarie si impongono altri, quali esigenze etiche derivano dalle nuove prospettive e dai mashup culturali inevitabili, frutto dell'interazione globale con il presente, il passato ed il futuro.

Tutto ciò non diventa sinonimo di possibilità, di avanzamento o di avanguardia. Anzi, diventa sinonimo di paura, ignoranza e smarrimento.

Come posso sentirmi a mio agio in una realtà in cui i paraocchi dell'ignoranza abilitano l'unica possibilità di interazione con la società odierna? Come posso confrontarmi con chi considera male l'esigenza di alcuni a distaccarsi da dei meccanismi che donano solo infelicità e depressione? Come posso voler affacciarmi con senso positivo al futuro vedendo che l'individualità ossessiva dilagante ha soppiantato la naturale cultura del operarsi per la propria collettività?

Purtroppo questo disordine illogico non avrà conclusione alcuna, finché i mutamenti saranno così palesi che andranno a comporre il nostro archivio culturale.

Diventa quindi necessario non farsi trovare impreparati al prossimo picco di oscurità e ignoranza spirituale che non tarderà ad arrivare.

Pena: rimanerci sotto dal Kali Yuga.